L'ARTEFICE DEL PIU' GRANDE IMPERO DELLA STORIA

GENGIS KHAN - Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Qui sotto: Ritratto di origine cinese di dubbia verosimiglianza col reale aspetto del condottiero mongolo.  

Il dipinto sembra rappresentare un bonzo cinese più che il volto di un guerriero mongolo.  

 

Il condottiero mongolo Genghis Khan

 

 

 

 

 

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La data di nascita di Temujin, il futuro imperatore dei mongoli Genghis Khan (Chinggis-Khaan, Chingis Khan, Chingis Khan, Jnghiz Khan o Jinghis Khan), è ancora controversa (1155-1162-1167).

Infanzia

I primi anni di vita di Genghis Khan sono descritti in modo pittoresco e leggendario nella "Storia segreta dei Mongoli".
Egli nasce con il nome di Temüjin, probabilmente tra il 1162 e il 1167, primogenito di Yesügei, un capo della tribù mongola dei Kiyad. Il clan a cui appartiene è detto Borjigin.
I primi anni di vita del futuro dominatore di quasi tutta l'Asia sono segnati dalla morte del padre (1175), ad opera dei confinanti Tatari e l'ostracismo della sua tribù, che non vuole accettare un capo troppo giovane. Negli anni che seguono Temüjin e la famiglia vivono tra mille difficoltà, come poveri nomadi.

La conquista del trono

Non appena Temujin ha l'età per combattere entra al servizio di Toghril, khan dei Keraiti, in quel momento forse il capo mongolo più potente, vassallo dell'imperatore Chin. Durante questo periodo conosce alcuni di quelli che diventeranno, in seguito, suoi generali: Jelme, Sübetei, Jebe, Muqali. Ben presto Temüjin diviene uno dei possibili candidati al titolo di Gran Khan, carica rimasta vacante dopo le sconfitte subite ad opera dei Chin. La lotta per il potere dura alcuni anni. Al termine il futuro sovrano dei Mongoli sconfigge le forze dei Keraiti e dei loro alleati.

Nel 1206, durante un grande khuriltai, l’assemblea di tutti i capi tribù, Temüjin ottiene il titolo di Genghis Khan, "sovrano universale". Le tribù unificate adottano il sistema militare degli Unni, basato sul sistema decimale. L'esercito viene suddiviso in unità di 10, 100, 1000 e infine 10000 (tumen) soldati. Durante gli spostamenti i soldati portano con sé le loro famiglie e tutti i cavalli, che ammontano spesso a tre o quattro per cavaliere, in modo da avere così sempre a disposizione mezzi di trasporto freschi.

La creazione dell'Impero

Genghis Khan è stato il sovrano che, dopo aver unificato le tribù mongole, le ha condotte alla conquista della maggior parte di Asia Centrale, Cina, Russia, Persia, Medio Oriente e di parte dell'Europa orientale, dando vita, anche se per breve tempo, al più vasto impero della storia. Suo nipote Kublai Khan è stato il primo imperatore della dinastia cinese Yuan.

Contemporaneamente al khuriltai Genghis Khan si trova coinvolto in una disputa con gli Xia Occidentali; è questa la prima guerra del nuovo khan che, malgrado le difficoltà di conquistare le ben fortificate città degli Xia, ottiene una sostanziale vittoria e quando nel 1209 viene stipulata la pace gli Xia sono praticamente ridotti a un protettorato e il loro imperatore accetta Genghis Khan come suo signore.
Un obiettivo di maggior respiro è la conquista dello stato di Chin, sia per vendicare antiche sconfitte, ma anche per conquistare le ricchezze del nord della Cina. Come risultato delle vittorie in campo aperto e di alcune conquiste di fortificazioni i mongoli nel 1213 si spingono a sud della Grande Muraglia. Essi avanzano con tre eserciti fino al cuore del territorio della Cina tra la Grande Muraglia ed il fiume Huang He. Genghis Khan sconfigge gli eserciti cinesi, devasta il nord della Cina, conquista numerose città ed infine nel 1215 assedia, conquista e saccheggia la capitale dei Chin, Yanjing (in seguito nota come Pechino).
Malgrado ciò l'imperatore Chin Xuan Zong non si arrende e sposta la capitale a Kaifeng. Qui, nel 1234 il suo successore verrà definitivamente sconfitto, ponendo fine alla dinastia Chin. Nel frattempo Kuchlug, deposto khan della tribù mongola dei Naiman, fugge verso ovest e usurpa il trono del khanato Kara-Khitan, il più occidentale degli alleati di Genghis Khan. Il momento è poco favorevole ai mongoli, l'esercito è esausto dopo dieci anni di guerre continue, prima contro gli Xia e poi contro i Chin. Contro Kuchlug, Genghis Khan invia il generale Jebe al comando di due tumen ( 20000 soldati). Una rivolta fomentata da agenti mongoli riduce le forze dell'usurpatore, che viene sconfitto, catturato e giustiziato. Il Kara-Khitan viene annesso allo stato momgolo. Nel 1218 le terre controllate da Genghis Khan si estendono verso ovest fino al lago Balkhash confinando con Khwarizm, uno stato islamico che giunge fino al mar Caspio ad ovest e al golfo persico e al mare Arabico a sud.

La guerra contro Khwarizm

Nel 1218 Genghis Khan invia alcuni emissari nella provincia più orientale del Khwarizm (Corasmia) per parlamentare con il governatore di queste. Gli emissari mongoli vengono però trucidati e Genghis Khan reagisce allora inviando un esercito di 200.000 soldati.
La campagne che segue è forse una delle più sanguinose, molte città vengono messe a ferro e fuoco e le loro popolazioni sterminate; secondo alcune tradizioni nella sola città di Merv vengono uccise un milione e mezzo di persone. Nel 1223 il Khwarizm viene annesso ai domini mongoli.

La campagna finale

Durante la campagna contro Khwarizm l'imperatore degli Xia occidentali (vassallo dei mongoli), che si era rifiutato di prendere parte alla guerra, stringe un’alleanza anti-mongola con i Chin. Dopo aver fatto riposare ed aver riorganizzato l'esercito, Genghis Khan si prepara alla guerra contro di loro. Nello stesso tempo, conscio del passare degli anni, Genghis decide di dare delle regole per la sua successione, in modo da evitare conflitti tra i suoi discendenti. Egli nomina Ogodei, suo terzo figlio, come successore e stabilisce un criterio per la selezione dei successivi khan, specificando che essi dovranno essere suoi discendenti diretti.
Nel 1226 Genghis Khan attacca i Tanguti accusandoli di aiutare i suoi nemici. Nel febbraio di quell'anno conquista le città di Heisui, Gan-zhou e Su-zhou. In autunno prende Xiliang-fu. Un generale Xia sfida i mongoli in battaglia vicino ai monti Helanshan (Helan significa grande cavallo nel dialetto del nord), ma le sue armate vengono sconfitte. In novembre Genghis pone l'assedio alla città tanguta di Ling-zhou, attraversa il Fiume Giallo e sconfigge un esercito di soccorso Xia. Nel 1227 Genghis attacca la capitale dei Tanguti e in febbraio assume il controllo di Lintia-fu.In marzo conquista la prefettura di Xining e la città di Xindu-fu. In aprile conquista la prefettura di Deshun dove il generale Xia, Ma Jianlong, resiste per giorni guidando personalmente le cariche di cavalleria fuori dalle porte della città. Ma Jianlong cade infine trafitto da una freccia e Genghis, dopo aver conquistato Deshun si muove verso le montagne Liupanshan per sfuggire alla calura dell'estate.

La fine

A metà del 1227 Genghis Khan si ammala nuovamente e si rende conto che la sua fine si avvicina. Dopo aver confermato Ogodei come successore, detta dal suo letto di morte al figlio più giovane, Tolui, le istruzioni per completare la distruzione dell'impero Chin. Muore il 24 agosto 1227 ed il suo corpo viene riportato in Mongolia e sepolto in una località segreta.

L'eredità di Genghis Khan

L'impero fondato da Genghis Khan presenta luci ed ombre. Accanto a iniziative positive come il sistema postale, il divieto della tortura, l'esenzione per insegnanti e dottori del pagamento delle tasse, il principio della libertà di religione, molti cronisti forniscono dati impressionanti sulle stragi compiute dai Mongoli durante le loro conquiste. Ad esempio, la Cina avrebbe avuto prima dell'invasione una popolazione di 100 milioni di abitanti che si riducono a 60 milioni nel 1300, ossia circa 50 anni dopo la conquista dei Mongoli.

Ricavato da "http://it.wikipedia.org/wiki/Gengis_Khan"

 

Scoperta la tomba di famiglia di un Gran Khan mongolo

E' la prima tomba imperiale ritrovata dopo secoli di oblio

Ippolito Marmai, sociologo friulano autore di numerose ricerche di tipo etno-antropologico e linguistico, dopo quattro anni di esplorazioni tra i monti e le steppe della Mongolia (2004-2007), durante l'ennesima spedizione nel Khentii aimag settentrionale (settembre 2007) ha individuato un importantissimo cimitero imperiale che, data l’unicità delle dimensioni e la complessità del sito archeologico, era certamente riservato a uno dei primi e più importanti Khan mongoli ed ai suoi più stretti familiari. E' probabile che alcuni antichi testi vogliano accennare a tale località quando accennano alla "tomba dei principi", in cui sono stati sepolti anche i sovrani della dinastia mongolo-cinese degli Yuan (a suo tempo dominante a Pechino, a partire dal grande Kublai Khan). 

E' una scoperta davvero eccezionale e porta la bandiera italiana ! Fino ad ora non era mai venuta alla luce nessuna tomba dei grandi Khan mongoli e si può dire che tale sepolcreto imperiale rappresenti un unicum, giacché nulla di simile esiste in altre parti della Mongolia.

 

Solo gli scavi futuri potranno forse svelare l'identità del Gran khan e quella degli altri personaggi giacenti nel sepolcreto imperiale, ma ormai sappiamo che è proprio in questa zona che giacciono i più importanti Khan mongoli, come Gengis Khan, i figli Tolui e Ogodei Khan e i nipoti Mongke e Kublai Khan.   

 

Info: marmai_ippolito@libero.it

Sull'argomento due libri dell'autore: 

Ippolito Marmai, Gengis Khan. La tomba segreta dell'imperatore, Campanotto Editore (dicembre 2006; Pasian di Prato, UD)

 

Un incubo apparentemente dimenticato, la voglia di raggiungere una meta ai limiti  del  possibile,  la  ricerca  e  l’avventura,  una  città  di  luci e  ombre, l’incontro con uomini  e donne di una splendida umanità, un sogno d’amore e l’amore sognato, la morte e il dolore, gli occhi di un bambino e la Mongolia nel cuore. Una storia vera, tra  gente  fiera  e  incredibilmente  ospitale,  un viaggio nella steppa dove ritrovare se stessi o perdersi per sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ippolito Marmai, Gengis Khan-Chinggis Khaan

The Khan's graves, treasure of the Mongols - Le tombe dei Khan, tesoro dei Mongoli, Campanotto Editore (maggio 2010; Pasian di Prato, UD)

            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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